GINO SARFATTI
Set di tre lampade da terra modello 1073
Produzione Arteluce, Italia, anni Sessanta.
Riflettori orientabili in alluminio anodizzato, steli in tubo d’acciaio e basi in metallo verniciato nero craquelé. Sistema di elettrificazione seriale con spina per il collegamento alla lampada successiva e presa per quella precedente.
Altezze: cm 208; 199; 182,5.
Quest’opera è presente nell‘asta di design di luglio 2026
Tra le figure che hanno ridefinito il linguaggio dell’illuminazione nel Novecento, Gino Sarfatti occupa una posizione centrale. La serie di lampade da terra modello 1073, progettata alla fine degli anni Cinquanta e prodotta da Arteluce, appartiene alla fase di piena maturità del designer e sintetizza con straordinaria chiarezza i principi che guidano tutta la sua ricerca: essenzialità costruttiva, precisione tecnica e assoluta centralità della luce.
Il progetto si distingue per una concezione tanto rigorosa quanto innovativa. I tre elementi, di altezze differenti, sono pensati per dialogare tra loro attraverso un ingegnoso sistema di alimentazione seriale: ciascuna lampada è dotata di una presa e di una spina che consentono il collegamento diretto con quella successiva, riducendo al minimo i cavi e restituendo all’insieme un’inedita pulizia formale. Una soluzione apparentemente semplice che rivela l’attenzione di Sarfatti per ogni aspetto dell’oggetto, dalla qualità dell’illuminazione alla razionalizzazione dell’impianto tecnico.
L’esilità degli steli in acciaio contrasta con la presenza calibrata dei riflettori in alluminio anodizzato, orientabili secondo le esigenze d’uso. La composizione verticale genera un ritmo nello spazio, mentre le diverse altezze consentono di modulare la luce con grande flessibilità, trasformando l’apparecchio illuminante in uno strumento di architettura degli interni.
Come in gran parte della produzione Arteluce, la componente tecnologica non viene mai esibita, ma si traduce in eleganza costruttiva. Ogni elemento risponde a una precisa necessità funzionale e contribuisce a un equilibrio formale nel quale nulla appare superfluo. È questa capacità di trasformare l’innovazione tecnica in linguaggio estetico che ha reso le opere di Sarfatti punti di riferimento imprescindibili nella storia del design dell’illuminazione.
Gino Sarfatti
Nato a Venezia nel 1912, Gino Sarfatti è considerato il protagonista assoluto del design italiano dell’illuminazione del XX secolo. Dopo gli studi in ingegneria aeronavale, interrotti a seguito delle difficoltà economiche familiari, si trasferisce a Milano, dove nel 1939 fonda Arteluce, destinata a diventare una delle aziende più innovative del settore.
Nel corso di oltre trent’anni di attività progetta più di seicento apparecchi illuminanti, affrontando ogni tipologia — lampade da tavolo, da terra, a sospensione, da parete e sistemi modulari — con un approccio fondato sulla sperimentazione tecnica e sulla continua ricerca di nuovi materiali. L’impiego dell’alluminio, delle sorgenti luminose più avanzate e di soluzioni costruttive spesso brevettate gli consente di anticipare molti dei temi che avrebbero caratterizzato il design contemporaneo.
La sua produzione riceve numerosi riconoscimenti, tra cui il Compasso d’Oro nel 1954 e nel 1955, oltre alla partecipazione a numerose edizioni della Triennale di Milano. Le sue lampade sono oggi conservate nelle collezioni permanenti dei maggiori musei internazionali dedicati al design, testimonianza di un’opera che ha profondamente trasformato il modo di concepire la luce nello spazio domestico.
Il modello 1073 appartiene a quella stagione di straordinaria fertilità progettuale nella quale Sarfatti seppe coniugare ricerca tecnologica, rigore formale e qualità costruttiva, raggiungendo un equilibrio che continua ancora oggi a rappresentare uno dei vertici del design italiano del secondo Novecento.





