Vivai del Sud
Divano a tre posti “Candy“
Struttura in legno, imbottito e rivestito in pelle.
Produzione Italia, anni ’80
cm 70x240x105
Quest’opera è presente nell’asta di design di giugno 2025
Morbido, festoso, dichiaratamente scenografico: il divano Candy nasce negli anni Ottanta per volontà di Vivai del Sud, realtà romana che, nel secondo dopoguerra, si afferma per un’idea di arredo eclettico e mediterraneo, in controtendenza rispetto al rigore del modernismo internazionale.
Il divano si presenta come una grande “caramella imbottita” – da cui il nome – dalle linee avvolgenti e giocose. Schienale e braccioli si fondono in un unico volume continuo, completamente imbottito, con rivestimenti che spaziano dal velluto al moiré, spesso in tonalità accese o pastello, come il celebre rosa cipria. Le proporzioni abbondanti non rinunciano all’eleganza: l’equilibrio tra il gusto barocco e la morbidezza pop degli anni ’70-’80 dà vita a un oggetto che sa essere insieme sontuoso e disinvolto.
Alle spalle del progetto non si trova un singolo designer, ma il lavoro collettivo del gruppo creativo guidato dai fratelli Di Pierri – Piero, Giorgio e Gianfranco – fondatori e motore artistico di Vivai del Sud. Attivi inizialmente nel campo del verde urbano e del paesaggio, i Di Pierri traslano ben presto la loro visione mediterranea negli interni, fondendo suggestioni classiche, esotiche e vernacolari in un’originale grammatica visiva. Il Candy nasce proprio in questo contesto, come manifestazione domestica di un’idea di lusso artigianale e sensuale, libera da canoni imposti.
A descrivere l’approccio progettuale del gruppo è una celebre definizione di Paolo Portoghesi, che parlò del loro lavoro come di una produzione di “objets-personnage”, ovvero oggetti dotati di un’identità narrativa e di un carattere teatrale, capaci di stimolare l’immaginazione e costruire scenari domestici immaginifici.
Oggi il divano Candy è una rarità ambita nel mercato del design vintage: non è solo un pezzo d’arredo, ma un frammento di storia del gusto italiano: testimonianza di una stagione libera, colta e volutamente teatrale, in cui l’oggetto domestico poteva ancora permettersi di stupire.






